Il Forum del 14° Corso dell'Accademia Militare di Modena

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Re: SULL'AMORE FRATERNO

Caro Giorgio,
mi riferisco alla tua “sull’amore fraterno”.
E’ luogo comune, come in questo caso, parlare del peccato e non del peccatore e, poiché è stato sempre mio costume guardare in viso il prossimo, eccomi a presentarmi quale peccatore del tuo scritto: mi chiamo Antonio Longobardi.
Similmente, quando ho o ho avuto problemi o anche le più brutte recriminazioni nei confronti di qualcuno, non ho esitato ad affrontare direttamente l’interessato e con il mio nome, senza passare per interposte persone.
Questo dico perché nel dicembre 1986 (a meno di tuo errore) ero io il comandante del distretto Militare di Treviso e ritengo che tu ti riferisca proprio a me, in quanto ricordo che ci siamo visti nel mio ufficio non in dicembre ma in un periodo piuttosto estivo.
L’incontro non ebbe come oggetto tagliandi ferroviari ma altro.
Non credo che venisti per salutare o per incontrare un ex collega: Se ricordo bene eri venuto per parlare con il comandante del distretto e, come ero disponibile per tutte le persone che lo chiedevano, sei entrato nel mio ufficio; e ci siamo subito riconosciuti per nomi e "de visu", salutati come colleghi, parlato del tuo impegno in quel momento e poi mi hai parlato del tuo problema: si trattava della tessera militare (quella che avevamo come tessera di riconoscimento) e che consentiva di fruire di sconto sui biglietti ferroviari.
Chiedevi il rilascio o rinnovo di tale tessera. Credo di ricordare bene che, in tua presenza, ho chiamato il personale responsabile e -sempre se ricordo bene- risultò che, in relazione al tuo periodo di vita militare precedente , la tessera non ti poteva essere concessa o essere rinnovata. Naturalmente il mio interloquire o altri miei chiarimenti richiesti al personale non trovarono diversa possibilità.
Ci lasciammo cordialmente sia pure con il tuo malcontento per la soluzione negativa al tuo problema.
Come usavo cortesia -se non altro per dovere d’ufficio- con il personale che desiderava quotidianamente conferire, a maggior ragione penso di essere stato almeno amichevole con te.
E ricordo questo episodio perché a volte, incontrando colleghi, raccontavo con piacere di questo incontro con Giorgio de Benedictis. Certamente non potevo pensare a questo tuo brutto malanimo.
Sono molto perplesso (anche probabile che al 30 dicembre avessi raggiunto la mia famiglia) invece per quanto riguarda i biglietti ferroviari, di cui non ho alcuna memoria. Peraltro non ho mai avuto e non ho mai gestito dei biglietti ferroviari personali -come potrai capire- o di lavoro né tre blocchetti nè scadenti il giorno dopo.
Posso ricordare che in tutti gli enti militari esistevano tipo biglietti, scontrini -nessuna scadenza il giorno dopo- che venivano rilasciati ai soldati per la riduzione della tariffe ferroviarie o forse gratis(non mi ricordo), in occasione delle licenze di cui godevano. Anche se si fosse trattati di questi assolutamente non sarebbero rientrati nella mia gestione e pertanto non posso comprendere le tue parole.

Aggiungo ancora che non mi sono mai sentito un piccolo uomo né -per il mio carattere riservato e ben lontano dal volersi vantare di qualcosa e improntato invece a modestia- un "Grandioso", ma ti ringrazio per le espressioni di apprezzamento.
Leggendo la tua mi sembra di capire che in quel periodo attraversavi un momento di difficoltà economica.
Forse se ne parlavi apertamente al collega avresti trovato probabilmente un aiuto in un amico ed ex collega.
Il buon Pierpaolo ha dato risposta alle tue.
Per quanto mi riguarda posso capire che -pur avendo indossato una uniforme- si possa cambiare il proprio modo di sentire: Mi accorgo di odiare la guerra, divento sostenitore di nobili sentimenti di pace. Tutto questo è anche rispettabile e nessuno dei tuoi colleghi ha usato invettive o parole offensive nei tuoi confronti o della tua vita.
Posso aggiungere a cuor sereno che, fin dai primi approcci alla vita militare (Vds SCUOLA MILITARE NUNZIATELLA e lo scrivo in lettere maiuscole) e di seguito fino al mio pensionamento, non ho mai sentito parole inneggianti all' ”uccisione” del nemico né ho avvertito o vissuto un’atmosfera inneggiante alla guerra tanto per il piacere di uccidere qualcuno. Al contrario concetti di serietà e consapevolezza di fronte alla guerra e sue conseguenze.
So che -sia pure in piccolo con le nostre Forze Armate e con l’impegno e lavoro spesso rilevante e sacrificio durante il periodo di guerra fredda anche dei tuoi colleghi- un contributo alla pace l’abbiamo dato.
A te buona fortuna, Antonio.