Il Forum del 14° Corso dell'Accademia Militare di Modena

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Re: realtà e finzione

Ebbene si, caro Pierpaolo, touché! Anche se a metà, nel senso che non so a cosa attribuire e/o collegare il termine finzione, che comunque non mi aggrada.
Non sto a raccontare i piccoli/medi/seri inconvenienti che mi hanno di fatto allontanato nel tempo dal nostro Forum, dal quale però non sono sparito. Potrebbero sembrare banali scuse da asilo, e comunque non sarebbero mai tali da giustificare la mancanza di un po' di tempo per scrivere.
Piuttosto ho avuto davvero una specie di ripensamento: intanto non volevo apparire come interventista a tutto tondo, quasi che la mia potesse sembrare una forma di esibizionismo o perlomeno di presenzialismo. Poi, in effetti, ho avuto la sensazione (diciamo la certezza, supportata del resto dai fatti, o meglio dalla mancata presenza sul Forum degli Amici del 14°) di scrivermi addosso, di scrivere tanto per scrivere, appunto per essere presente, e non è una sensazione piacevole.
Infine il mio carattere, che alle volte diventa forse caratteraccio: nel senso che per esprimermi a proposito del semi-dibattito che ho seguito, avrei dovuto fare mille distinguo e di conseguenza dilungarmi a scrivere lenzuolate più che messaggi veri e propri.
Il principio è uno solo, e immagino che già a questo punto qualcuno storcerà il naso: per...principio, non appartengo affatto alla schiera di chi rispetta e accetta sempre e comunque le opinioni altrui. Tanto per citare un esempio, se uno si cimenta (parlo, sottolineo ancora una volta, in generale, e evidentemente non riferito a quanto è comparso sul nostro Forum) in oltraggi alle Istituzioni e a chi le rappresenta, parla male sempre e comunque dell'Italia e magari lo fa anche e forse soprattutto all'estero, e via dicendo, non accetto affatto, non lo accetto affatto. E mi arrabbio soprattutto perché non ho mezzi per riservargli il trattamento che (secondo me) si merita. Per il semplice e radicato motivo per cui, per mia appartenenza originaria, per vita vissuta fin da bambino, per formazione familiare e tanto di più per quella ricevuta all'Accademia Militare, amo l'Italia, amo la Patria di cui sono orgoglioso nel bene e nel male e non accetto - non potri farlo neppure sotto tortura - che altri abbiano opinioni opposte che io dovrei in ogni caso accettare.
Per quanto riguarda noi del 14° (vedi che cerco di andare di fretta, altrimenti la lenzuolata diventa...matrimoniale) sarei portato a dire che rispetto le opinioni espresse, ma non convidendole dovrei scendere in polemica (e in questo enso ho già dato, e in abbonanza, nella mia vita professionale) e la cosa non mi piace. Anche in questo caso dovrei comunque fare dei distinguo: ad esempio mi è difficile capire come uno riesca a covare sentimenti non proprio rosei nei confronti di quel commilitone e/o superiore che si è comportato in un certo modo. Ma se questo comportamento avesse in qualche modo coinvolto mia madre, e per di più in situazioni tragiche, sarei davvero capace di passarci sopra, anche a distanza di tanti anni? Posso solo esprimere una previsione, non essendo stato coinvolto in una situazione del genere: credo che non ce la ferei.
Tanto per entrare - pur se a volo di uccello - ancora nel tema, che è poi il punto di partenza del dibattito: se viene a mancare un ex Allievo del 14° Corso mi dispiace sempre e comunque, mi addolora, con naturalmente risvolti diversi, in quanto riferiti non a un'entità astratta ma a una persona. Quindi dolore vero per tanti (vedi ad esempio gli ultimi commilitoni che ci hanno lasciato recentemente, e non solo) un dispiacere comunque mai leggero per altri che magari non ho avuto occasione di frequentare o con i quali non ho molto legato neppure al'Accademia. Comunque è uno di noi che se ne va, e la cosa non mi può lasciare indifferente.
Cosa ho scritto finora? Mi verrebbe da dire minchiate, e lo scrivo. Forse ho davvero perso l'abitudine a scrivere sul Forum, forse è una certa frenesia nel voler "rispondere" a tutti gli interventi senza riuscire a farlo in maniera compiuta in nessun caso.
Per ora (ma solo per ora, sono tornato!) mi fermo qui, e saluto te e tutti gli Amici con un forte abbraccio
Giorgio (Verbi)

Re: realtà e finzione (o antifrasi?)

Caro Giorgio,
Non ho potuto chiarire subito l’uso della parola “finzione” che a te non è piaciuta. Con Gaetano Bruno e Pino Ingallati stiamo lavorando ad un’iniziativa che spero, trovi consensi tra i colleghi: un radauno torinese imperniato su una visita guidata alla Sacra Sindone che nella tarda primavera sarà esposta alla venerazione dei fedeli (e non solo) e ti assicuro che l’impegno non è da poco.
Chiarisco adesso: Se, infatti, non è piaciuta, significa che ne hai data una valenza negativa che non era assolutamente nelle mie intenzioni.
Se avessi, infatti, sostituito la parola “finzione” con la più appropriata “antifrasi”, penso che tu stesso mi avresti dato del matto. Tu, infatti, usi una figura retorica, cioè una frase che sottintende un senso esattamente contrario al significato letterale. “Calmatevi!” che invece sollecita a “darsi da fare”.
Quindi “fingi” di dire una cosa, mentre ne pensi esattamente il contrario! Credevo che fosse intuitivo quanto sopra ma, evidentemente mi ero sbagliato.
Non essedo esperto in figure retoriche della nostra bella lingua, mi sono documentato: Antifrasi viene dal greco antiphrasis che significa “espressione contraria”.
Tutto qui.
La cosa importante invece è che condividi i contenuti di quanto ho scritto, e questo per me è stato assai gratificante.
Con fraterno affetto
Pierpaolo

Re: realtà e finzione (o antifrasi?)

Non avrei mei pensato che un amico che stimo e considero in maniera particolare come te fosse capace di una simile nefandezza: andare a rispolverare il greco! Mai e poi mai me lo sarei aspettato! Il bello è che sembri quasi propenso a indurmi a seguirti in questa impresa sciagurata: mi dispiace, caro Pierpaolo, ma non ci penso proprio a commettere a mia volta questo atto per niente conveniente, dal momento oltretutto che si tratterebbe di rispolverare studi (e relativi annessi e connessi, tipo vocabolario) di troppi anni orsono. Ci sono cinquantennali preziosi e simpatici, come quelli del nostrio Corso, altri che non ho alcuna intenzione di rispolverare e tantomeno di celebrare.
Oltretutto ti potrei perseguire per tentata destabilizzazione di un matrimonio (il mio): ma ti rendi conto che se mia moglie (ammesso che non se ne sia già accorta, ma credo che invece ne abbia piena coscienza)avesse definitiva conferma di questa mia poca ( si fa per dire, perché in realtà è nulla)propensione a intingere la penna, o almeno l'occhio, in una lingua che lei mastica a piene ganasce, ne andrebbe della mia tranquillità?
In realtà - ironia a parte - ti ho costretto indirettamente a farti perdere tempo; volevo solo intendere che il termine finzione non mi piace, così, a pelle, senza pensare a un tuo intento offensivo. So benissimo che non rientra per niente nel tuo modo di essere.
Piuttosto buon lavoro a te, a Pino e a Gaetano per la Sacra Sindone: appena avuto il tuo messaggio in proposito ho dato la mia adesione appunto a Gaetano, indicando anche - come richiesto - due delle "finestre" di mio gradimento. Senza comunque preclusioni assolute per la terza e comunque pronto a seguire la maggioranza delle preferenze espresse dagli altri interessati: mi auguro - come credo tutti- che si possa davvero realizzare questa operazione, sia per l'impoortanza dell'avvenimento, sia quale occasione di un nostro incontro.
Un abbraccio altrettanto fraterno
Giorgio