Il Forum del 14° Corso dell'Accademia Militare di Modena

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Re: considerazioni

Caro Renato, ho letto le tue considerazioni del 14u.s. con una certa amarezza stemperata alla fine dal piacere di sapertti pervenuto in una dimensione personale gratificata e gratificante.
Comprendo appieno la sindrome negativa che ha accompagnato la tua vita alla luce degli episodi di scarsa sensibilità che,come la maggior parte di noi per un verso o per un altro,hai subito e digerito nel corso del servizio.L'episodio dolorosissimo della perdita di tua madre che ricordo bene poichè soffrivamo nello stesso plotone agli ordini del tenente da te citato,è stato molto simile al mio. Mia madre era stata ricoverata nella vicina Milano per un impegnativo intervento chirurgico con scarse possibilità di sopravvivenza.Mio padre venuto da Milano a Modena cercò inutilmente di ottenere ,tramite Ufficiale di Picchetto ,un breve permesso per trovare mia madre.Tutto inutile! Mancavano le comunicazioni di rito e solo il fortuito intervento del Cte dell'Accademia,Gen.Verando,che transitava per il parlatorio sbloccò la situazione così da poter accorrere per poche ore da mia madre.Il buon dio l'ha poi miracolosamente salvata e restituita,anche se non a lungo,alla famiglia. Ebbene, ho metabolizzato il tutto e,francamente,avevo accantonato questo doloroso ricordo riportato in superficie dalle tue parole. Ho accantonato pure gli altri eventi spiacevoli che hanno attraversato la mia vita professionale.L'ho dimenticati perche l'ho voluto e perchè era giusto che così fosse.Hai parlato poi di Patria facendo un distinguo dalla compagine del tuo corso(non è una fratellanza nè una setta) cui senti di non dovere affettivamente nulla. Forse sarò in errore,ma la Patria per me è rappresentata oltre che dalle nostre comuni radici,tradizioni,cultura, dal patrimonio affettivo costituito dai compagni d'arme che ci hanno affiancato durante il nostro andare professionale e,soprattutto per noi,il senso di appartenenza ad un corso che del servizio alla Patria ha fatto la sua ragione di vita.Anche se poi non abbiamo potuto, per le ovvie ed ineluttabili esigenze della vita di ognuno di noi,coltivare i sentimenti dell'inziale amicizia,è istintiva la gioia che si prova reincontrando anche a distanza di anni uno o più compagni di corso, al di là delle problematiche personali più o meno valide,nel ricordo di anni di vita condivisi e densi di sacrifici,speranze,piccole o grandi gioe.Infine mi ha amareggiato un poco la considerazione circa la nostra conoscenza risalente agli anni di Modena e di Torino;mi è suonata quasi come un rinnegare(scusa il termine ma non ne ho trovato altri)quei rapporti giovanili d'amicizia che in quei lontani e difficili anni ci permettevano di superare anche momenti critici.Ti ricordo nel gruppo di via Mazzini e dintorni e non posso dimenticare le tue paroli di incoraggiamento nei momenti di sconforto nonchè i piccoli prestiti che ci elargivi per potere andare all'Augusteo il martedì sera(serata azzurra).Eri evidentemente più saggio ed oculato di molti di noi!Scusami se mi sono dilungato e perdonami se nel mio animo albergavano di questi sentimenti che certamente da "uomo nuovo" possono infastidirti. Non aspetto risposta o forse non la desidero poichè non voglio entrare in contrapposizione per quanto gentile e garbata con chi mi vede solo come un qualsiasi conoscente per caso.
Ti auguro un sereno Natale insieme ai tuoi cari ed un nuovo Anno pieno di tutto ciò che il tuo cuore desidera.
Achille Ristagno

Re: considerazioni

Caro Achille
Leggere le tue “considerazioni” è stato per me motivo di gioia ed intima soddisfazione: ho avuto la certezza che quanto sento nei confronti dei colleghi di corso, delle vicissitudini di servizio e del valore che ho dato e che tutt’ora do al giuramento fatto oltre cinquant’anni fa, non è una fisima del sottoscritto, magari enfatizzata dall’età, aihmé, non più verde, ma sono sentimenti largamente condivisi .
Mi chiedo: è possibile dopo cinquant’anni ancora rimuginare su torti subiti o comunque su situazioni ritenute tali?
E’ mai possibile additare al disprezzo dei lettori una persona citando nome e cognome del presunto aguzzino? Siamo sicuri di non esserlo mai stati anche noi, seppur involontariamente?
E’ possibile che un sentimento di odio/disprezzo verso una persona non venga almeno ad attenuarsi, se non a sparire, neppure quando questa persona è deceduta?
Purtroppo,9 quando questi stati d’animo albergano ostinatamente in una persona, difficile è credere che abbia raggiunto quella saggezza che l’età avrebbe dovuto portare.
Questo periodo natalizio mi spinge a formulare quindi un augurio sincero e fortemente auspicato: che lo spirito del Natale non sia un sentimento da “spendere” solo in questo periodo, ma diventi per tutti noi uno stile di vita
Con fraterna amicizia
Pierpaolo