Il Forum del 14° Corso dell'Accademia Militare di Modena

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risposta a Renato Pagano

Caro Renato,
dopo molto tempo rileggo (con piacere, dopotutto …) una tua esternazione che, se pur con qualche spunto condivisibile, non è nel complesso accettabile.
Ti riconosco comunque il pregio di esporre con parole pacate le tue idee che, se pur molto distanti dalle mie, meritano un attenta lettura ed una altrettanto educata ( questa è la mia intenzione) risposta.
Veniamo al nocciolo della tua esternazione: In sintesi dici: “Che mi cale di una persona che per tutta la vita nulla ha avuto a che fare con me?” Questa affermazione, estrapolata dal contesto in cui ci moviamo, parrebbe ineccepibile. Vedi Renato, io ritengo che gli anni trascorsi insieme per la nostra formazione professionale, siano stati caratterizzati più che da un periodo di approfondimento culturale e professionale (per altro intenso), da una profoda ed irreversibile formazione morale e spirituale che ci ha “segnati” per tutta la vita. “Giura!, e sarai mio fratello …” ci hanno detto i nostri anziani quando ci siamo accinti a prestare un giuramento, che non ha uguali in tutti gli altri settori della vita pubblica.
Non solo, quando un motto del nostro essere militari ed Ufficiali sintetizzava a quali sacrifici si sarebbe andati incontro affrontando la carriera delle armi: “Donare sangue e Vita, questa la nostra legge, ecc.” occorreva una non comune forza d’animo per non buttare la divisa alle ortiche! … ebbene, non ritieni che i colleghi con i quali hai condiviso quegli anni siano, in qualche modo, uniti per la vita con Te?
E’ nelle vicende della vita che ognuno abbia poi preso la propria strada, ma portando con sé un grosso fardello che dovrebbe essere uguale per tutti: l’onore, l’amor patrio, la dedizione al dovere fino all’estremo sacrifico e non vado oltre per non cader nella retorica. Quindi, è con sentito dolore che apprendo “ l’andare avanti” di qualsiasi mio collega d’Accademia. Per qualcuno ho anche pianto (non mi vergogno a dirlo), per altri il dolore è stato più contenuto, è vero, ma mai indifferenza o noncuranza. Da questo puoi trarne una considerazione lapalissiana: per Te la scomparsa di Ardito poteva non apportare particolori emozioni; ma hai pensato che per altri invece quell’emozione poteva portarli fin alle lacrime?
Veniamo agli altri punti: Tu proponi di chiudere il Forum perché è diventato una rubrica di necrologi. La colpa è del Forum? O piuttosto è di tutti noi che non sentiamo il piacere di condividere con gli altri i nostri pensieri e/o le nostre considerazioni sui fatti della vita?
Tu stesso dici: vado di rado sul sito; perché? Non è il nostro sito? Perché non esponi più spesso le Tue idee per un confronto con gli altri colleghi? Non Ti è venuto in mente che così realizzeresti proprio quello che hai auspicato a chiusura della Tua lettera? E se non c’è niente di entusiasmante, perché non provi a sopperire a tale lacuna? Parlare è facile, difficile è realizzare!
Come vedi, anch’io ho taciuto ciò che penso sulla similitudine che hai fatto tra le anime in attesa di traghetto sulle rive dello Stige e i ricordi affettuosi che alcuni di noi hanno voluto rivolgere a colleghi scomparsi. Dato l’età sono diventato saggio (spero) ed evito argomenti che avrebbero acceso una polemica che divide, invece di uno scambio di idee che al contrario unisce.
Un fraterno saluto
Pierpaolo

considerazioni

Caro Pierpaolo, solo adesso, al rientro da un mio impegno professionale, ho potuto dare uno sguardo al sito del corso. Ho notato che lo stagno, con una sola risposta e mezza, ha prodotto dei piccolissimi cerchi e solo tu hai risposto alla mia lettera. Evidentemente le acque si sono talmente eutrofizzate che la sua densità è diventata quasi vicino allo stato solido!!!
Cercherò do fare anche io delle considerazioni e le farò "serenamente e pacatamente" come non è d'uso di questi tempi.
E' vero che nel lontano marzo del 1958 feci un giuramento ( che ripetei individualmente come ufficiale nel dicembre del 1959, cui giunsi in ritardo beccandomi ben 10 giorni di arresti semplici!)ma lo feci all'Italia ed alla sua Costituzione. Quindi non c'entra affatto la fratellanza di cui mi parli: non ho prestato giuramento ad un'organizzazione qualsiasi segreta o meno, ma alla Patria .
Nel gennaio 1958 feci a me stesso un altro giuramento: non avrei mai trattato i miei dipendenti ( che ho sempre voluto chiamare collaboratori, anche se erano militari di leva) con il disprezzo che lessi il 30 gennaio 1958 negli occhi di un un cosiddetto ufficiale (ten. CALDARAZZO) chi mi vietò di accorerere in tempo al capezzale di mia madre che stava morendo, solo perchè non era arrivato lo stupido telegramma previsto dalle norme. Mia madre, non ancora cinquantenne spirò lo stesso giorno ed io la potei vedere solo due giorni dopo su un tavolo di marmo nella camera mortuaria dell'Ospedale San
Martino di Genova.
Quello stesso sgurdo sprezzante e di fastidio a distanza di quasi 50anni l'ho rivisto negli occhi del nostro collega di corso citato nella mia lettera.
Ognuno di noi vivrà solo nel ricordo di coloro che lo hanno smato e stimato e per le cose che ha lasciato dietro di sè. Non mi sembra che ciò si attagli alla figura del nostro collega il cui stile di comando era esttamente il contrario del mio. Ho visto persone adulte piangere per la sua mancanza di rispetto e per la sua violenza psicologica. Ecco perchè oltretutto non posso condolermi per la sua fine che appartiene solo a lui ed ai suoi familiari.
Al di là della persona in questione, ritengo che il sentimento di amicizia sia una cosa che si costruisce con il tempo e deve avere una valenza di reciprocità.
Mi è capitato di recente di tentare di avere dei contatti telefoni ed epistolari con alcuni colleghi di corso: ho ricevuto degli assordanti silenzi!!!
Caro Pierpaolo, il fatto che tu abbia risposto è stato un fatto positivo e te ne ringrazio di cuore.
Ad onor del vero ho sempre detestato l'indifferenza e ne ho visto molta nei colleghi di corso negli incontri cui ho partecipato.
Ad Achille Ristagno vorrei dire che le mie precedentio prese di posizione non erano provocazioni, ma proposte che avrebbero dato dei benefici a persone meno fortunate di noi. E poi al fatto di conoscermi. mi sembra un pò esagerato. Il Renato Pagano che frequentava a Torino era molto diverso da quello che è adesso, a volte faccio fatica anche io a riconoscermi in quel ragazzo spaurito e timido che, specialmente a Torino, subì tante angherie e soprusi da parte della gerarchia. Fortunatamente le vicende della vita hanno messo le cose al loro posto ed ho potuto vivere una vita serena e piena di enormi soddisfazioni: ma è stato essenzialmente per nmerito mio , della mia famiglia nonchè di illuminati superiori che con passione mi hanno seguito ed aiutato a crescere.
Ti abbraccio con affetto Renato Pagano

Re: considerazioni (ovvero: un altro sassolino nello stagno)

Caro Renato,
da quando mi sono messo a disposizione del Comitato di Corso come collaboratore “esterno”, ho avuto modo di avere molti contatti , sia telefonici che tramite posta elettronica, con molti colleghi; inoltre, con l’organizzazione di mini-raduni con il bravo Pino Ingallati, ho avuto anche l’opportunità di approfondire i rapporti con molti. Non solo non ho trovato “assordante silenzio”, ma al contrario una sincera affettusa disponibilità al colloquio ed un desiderio di rinverdire la vecchia amicizia.
Ti invito a riflettere che quando qualcosa non funziona, difficilmente il problema è da una sola parte.
Il motivo principale però per il quale riprendo in mano (metaforicamente) la penna è perché vorrei tornare sul ricordo del nostro collega Ardito del quale mi piace riproporti la parte finale della sua pagina personale che ti invito a leggere nella sua interezza nell’apposita sezione del sito:
“Sono ormai sul viale del tramonto della mia vita ed è doveroso farne un bilancio. Ritengo sia positivo per tre motivi: mi è stato concesso di avere una bella famiglia, mi è stato consentito di fornire un contributo alla Forza Armata ed ho la percezione di avere attorno a me un alone consistente di affetto, amicizia, stima e rispetto, che mi appaga pienamente e ricambio di cuore.
Sono ben consapevole che ci sono persone, spero non molte, che la pensano diversamente. Le loro opinioni sono legittime ed io le rispetto purché derivino da contestazioni obiettive e non siano frutto di preconcetti, distorte visioni dei fatti, malanimo o livori.
Ho avuto dei contrasti, e non pochi, ma mai per motivi personali, bensì sempre e solo per questioni di servizio. È per questo che io non nutro rancore o risentimento nei confronti di alcuno.
Con questi sentimenti e certezze cerco di vivere con la serenità a me possibile i giorni che il buon Dio mi concede.”
Queste nobili parole dovrebbero far riflettere prima di emettere giudizi affrettati: chi ha ben conosciuto Giuseppe può anche aver dissentito dalla rigidità con cui trattava le questioni di servizio, ma le stesse ferree leggi le applicava prima di tutto a se stesso e mai per interesse personale.
Un’ultima cosa: ho parlato di “giuramento” perché quello fu l’atto formale (e giuridico) con cui in piena coscienza si abbracciavano dei valori che ci avrebbero segnato per tutta la vita (non li ripeto, li ho accennati nella mia precedente lettera) “Ergo”: fratelli nel giuramento perché si condividono quei valori. Tu dici :”MA io ho giurato all’Italia ed alla sua Costituzione”. Certo!, a chi volevi giurare, alla fratellanza? E’ forse per questo che poi scivoli a parlare di sette …
Se rivedi serenamente il tutto, ti renderai conto che ti sei lasciato prendere la mano!
Ti rinnovo gli auguri per un Santo Natale e ti assicuro i miei sentimenti di fraterna amicizia
Pierpaolo

Re: considerazioni (ovvero: un altro sassolino nello stagno)

Caro Pierpaolo, potrei non intromettermi, ma il desiderio di solidarizzare con le tue argomentazioni é troppo forte.
I tuoi sassolini non si perdono nello stagno, ma centrano magistralmente il bersaglio.
Rinnovo a Te e a tutto il 14° gli affettuosi auguri per un S. Natale e un 2010 ricco di soddisfazioni.

A tutti un abbraccio virtuale sulle onde elettroniche!

Pino Ingallati

Re: considerazioni

Caro Renato, ho letto le tue considerazioni del 14u.s. con una certa amarezza stemperata alla fine dal piacere di sapertti pervenuto in una dimensione personale gratificata e gratificante.
Comprendo appieno la sindrome negativa che ha accompagnato la tua vita alla luce degli episodi di scarsa sensibilità che,come la maggior parte di noi per un verso o per un altro,hai subito e digerito nel corso del servizio.L'episodio dolorosissimo della perdita di tua madre che ricordo bene poichè soffrivamo nello stesso plotone agli ordini del tenente da te citato,è stato molto simile al mio. Mia madre era stata ricoverata nella vicina Milano per un impegnativo intervento chirurgico con scarse possibilità di sopravvivenza.Mio padre venuto da Milano a Modena cercò inutilmente di ottenere ,tramite Ufficiale di Picchetto ,un breve permesso per trovare mia madre.Tutto inutile! Mancavano le comunicazioni di rito e solo il fortuito intervento del Cte dell'Accademia,Gen.Verando,che transitava per il parlatorio sbloccò la situazione così da poter accorrere per poche ore da mia madre.Il buon dio l'ha poi miracolosamente salvata e restituita,anche se non a lungo,alla famiglia. Ebbene, ho metabolizzato il tutto e,francamente,avevo accantonato questo doloroso ricordo riportato in superficie dalle tue parole. Ho accantonato pure gli altri eventi spiacevoli che hanno attraversato la mia vita professionale.L'ho dimenticati perche l'ho voluto e perchè era giusto che così fosse.Hai parlato poi di Patria facendo un distinguo dalla compagine del tuo corso(non è una fratellanza nè una setta) cui senti di non dovere affettivamente nulla. Forse sarò in errore,ma la Patria per me è rappresentata oltre che dalle nostre comuni radici,tradizioni,cultura, dal patrimonio affettivo costituito dai compagni d'arme che ci hanno affiancato durante il nostro andare professionale e,soprattutto per noi,il senso di appartenenza ad un corso che del servizio alla Patria ha fatto la sua ragione di vita.Anche se poi non abbiamo potuto, per le ovvie ed ineluttabili esigenze della vita di ognuno di noi,coltivare i sentimenti dell'inziale amicizia,è istintiva la gioia che si prova reincontrando anche a distanza di anni uno o più compagni di corso, al di là delle problematiche personali più o meno valide,nel ricordo di anni di vita condivisi e densi di sacrifici,speranze,piccole o grandi gioe.Infine mi ha amareggiato un poco la considerazione circa la nostra conoscenza risalente agli anni di Modena e di Torino;mi è suonata quasi come un rinnegare(scusa il termine ma non ne ho trovato altri)quei rapporti giovanili d'amicizia che in quei lontani e difficili anni ci permettevano di superare anche momenti critici.Ti ricordo nel gruppo di via Mazzini e dintorni e non posso dimenticare le tue paroli di incoraggiamento nei momenti di sconforto nonchè i piccoli prestiti che ci elargivi per potere andare all'Augusteo il martedì sera(serata azzurra).Eri evidentemente più saggio ed oculato di molti di noi!Scusami se mi sono dilungato e perdonami se nel mio animo albergavano di questi sentimenti che certamente da "uomo nuovo" possono infastidirti. Non aspetto risposta o forse non la desidero poichè non voglio entrare in contrapposizione per quanto gentile e garbata con chi mi vede solo come un qualsiasi conoscente per caso.
Ti auguro un sereno Natale insieme ai tuoi cari ed un nuovo Anno pieno di tutto ciò che il tuo cuore desidera.
Achille Ristagno

Re: considerazioni

Caro Achille
Leggere le tue “considerazioni” è stato per me motivo di gioia ed intima soddisfazione: ho avuto la certezza che quanto sento nei confronti dei colleghi di corso, delle vicissitudini di servizio e del valore che ho dato e che tutt’ora do al giuramento fatto oltre cinquant’anni fa, non è una fisima del sottoscritto, magari enfatizzata dall’età, aihmé, non più verde, ma sono sentimenti largamente condivisi .
Mi chiedo: è possibile dopo cinquant’anni ancora rimuginare su torti subiti o comunque su situazioni ritenute tali?
E’ mai possibile additare al disprezzo dei lettori una persona citando nome e cognome del presunto aguzzino? Siamo sicuri di non esserlo mai stati anche noi, seppur involontariamente?
E’ possibile che un sentimento di odio/disprezzo verso una persona non venga almeno ad attenuarsi, se non a sparire, neppure quando questa persona è deceduta?
Purtroppo,9 quando questi stati d’animo albergano ostinatamente in una persona, difficile è credere che abbia raggiunto quella saggezza che l’età avrebbe dovuto portare.
Questo periodo natalizio mi spinge a formulare quindi un augurio sincero e fortemente auspicato: che lo spirito del Natale non sia un sentimento da “spendere” solo in questo periodo, ma diventi per tutti noi uno stile di vita
Con fraterna amicizia
Pierpaolo