Il Forum del 14° Corso dell'Accademia Militare di Modena

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Anonimo veneziano

Egregi Signori del 14. corso,

ieri sera la mia consorte, navigando in internet, si è casualmente imbattuta in una quérelle, che ha visto - in questi ultimi tempi - una bellicosa alzata di scudi contro un brano anonimo dal titolo “Alla fine…”, avverso il quale alcuni si sono richiamati al giuramento, altri hanno formulato diagnosi, altri si sono stracciati le vesti, nel timore che un certo edificio fatto di aria fritta prendesse a traballare.
Calma, camomilla e gesso, signori Generali! Uscendo dal dramma, tranquillizzo cotali e cotanti animi esacerbati, chiarendo come stanno le cose.
Quel brano è mio, è di Giorgio de Benedictis, che lo inviò alla redazione del “Come eravamo”, circa dodici anni fa. Esso fu apprezzato, lodato dal capocorso che ne autorizzò la pubblicazione e di conseguenza edito. Qualcuno, per errore, omise però di mettere a piè di pagina il mio nome, all’atto della stampa. Me ne lamentai con Giuseppe Ferrari, al quale espressi il mio rammarico anche per la censura applicata ad una mia lettera aperta che, per merito del temerario coraggio di alcuni, era finita nel cestino della carta straccia.
Un bel giorno, Lucio Leonardi (al quale sono grato per il ricordo), a corto com’era di materiale, prova a rivisitare l’antico “Come eravamo”, trova alcune mie belle cose e le pubblica: la nostalgica lode al mio “Inno all’appetito”, il mio brano “Per altri cieli e per altri lidi”, rammenta i tempi felici di Giorgio al pianoforte, di Giorgio che scrive interminabili lettere e, per ultimo, trova in fondo al libro il brano “Alla fine...”. Gli piace, ne intuisce l’autore e (proprio perché quest’ultimo capisca di essere stato riconosciuto) aggiunge, a questo, gli altri suoi brani di cui sopra. Lucio, così facendo, mi ha pagato un antico debito e gliene sono grato.
A coloro, invece, che hanno scritto indignati, con l’atteggiamento, la prosa e la probabile smorfia scandalizzata delle verginelle violate, posso solo ricordare che, se dodici anni fa avessero letto completamente il “Come eravamo”, oggi non avrebbero manifestato questa incomprensibile presa di posizione, tanto più assurda, quanto meno legata ad un minimo di buon senso. Non lo lessero del tutto? Che strano attaccamento a quelle piccole cose che rimproverano all’anonimo e che, invece, alla prova dei fatti, hanno dimostrato di trascurare per dodici lunghi anni! Sarebbe bastata una pagina al giorno, avrebbero trovato il brano al centottantaduesimo giorno, (oggi siamo al 4384°, tenendo conto dei bisestili!) e si sarebbero risparmiati una figuraccia da chiodi. Tutti i gusti son gusti!
Ad un altro Giorgio, che accusa l’anonimo di paranoia e depressione, ricordo che le diagnosi necessitano di un minimo di adeguata preparazione e che, almeno una volta nella vita, è meglio non perdere l’occasione di stare zitto.
Ho trovato, invece, insulti, invidia, malevolenza, perdita del senso della misura, che scuso e che perdono molto volentieri, addebitandoli all’età e alla mancanza di altre cose più serie di cui occuparsi.
Ma va bene così. Ho ottenuto finalmente, con la pubblicazione di “Alla fine…”, ciò che volli da Lucio cinque anni fa e non ottenni: l’altra faccia, più breve, ma non per questo meno bella, della mia pagina personale.
Alcuni mi dissero, dodici anni fa, di aver pianto, leggendo in quelle parole il mio rimpianto e la mia nostalgia per ciò che non potè più essere; di altri, dodici anni dopo, intuisco solo il travaso di bile e la scarsa memoria. Ma che volete farci, signori Generali, la vita e il mondo sono fatti così; ciò che non tollero, invece, è la facile scelta dell’insulto gratuito, immotivato, frutto, questa volta sì, di frustrazioni durate circa cinquant’anni e di rospi ingoiati in attesa di un bersaglio. Il mio fu soltanto un inno alla giovinezza lontana, mia e di tutti voi. Chi non la rimpiange o non l’ha mai rimpianta, è nato vecchio e tale è rimasto. Quel brano è bello: mi fa tristezza pensare che qualcuno abbia voluto stenderci sopra una patina rancorosa, dal colore grigiastro della senilità. Pochi di noi, me ne sono accorto, conoscono e ricordano le cose belle; agli altri lascio il resto. Lascio, dati i tempi, la fatica di leggere ciò che a pagina 158 dello stesso libro Egle Monti dice della nostra giovinezza di allora: ne osanna la Maestà, l’entusiasmo, la gioia di viverla. Non siete d’accordo, signori Generali?
Concludo, ricordando ciò che dissi in altra occasione:“similes *** similibus facillime congregantur”. Se nessuno ha voluto, né vuole sentirsi mio simile, ne trarrò motivo di conforto: almeno io sono rimasto giovane nel cuore e nell’anima.
Giorgio de Benedictis

P.S. Avverto che non risponderò ad altri insulti. Se ce ne saranno, essi saranno soltanto il biglietto di presentazione di piccoli uomini.

Re: Anonimo veneziano

Mi inchino all'Immenso, all' "er mejo" in assoluto, al sopraffino "Indignato speciale". Lodi, lodi e ancora lodi.
Ma l'immenso con il nome Giorgio deve essere andato in confusione, condizione che gli è peraltro solita: evidentemente si riferiva a se stesso a proposito di aver perso un'occasione per starsene zitto. E fosse l'unica!
Mi hanno detto che la curcuma, spezia raffinata, è in grado di togliere l'acidità; forse potrebbe avere effetti benefici anche sul livore, pur se ce ne vorrebbero piantagioni intere. Eppure pare che qualche frequentazxione con i Generali, rigorosamente - come è scontato - non del 14° Corso, l'Immnso continui a coltivarla...
Giorgio (naturalmente Verbi)